Architettura

Il Castello di Schisò, è un monumento di grande estensione che si sviluppa per una superficie di circa 6.000 mq all’interno del promontorio di Naxos. La facciata ottocentesca, che si scorge dal mare, nasconde infatti una vera e propria fortificazione con la stratificazione di varie fasi di frequentazione riconoscibili nelle caratteristiche tipologiche e nella costituzione delle murature.

Dallo studio della planimetria si deduce che la fortificazione, nella sua fase più antica, intorno al VI VII sec d.C. aveva la forma di un quadrilatero che, a Nord, si trovava a picco sul mare controllando l’ingresso alla baia di Naxos.

La tipologia costruttiva, un quadrilatero con torri sporgenti agli spigoli, era quella desunta dai “Centenaria” tardo romani che servivano per aqquartierare una piccola guarnigione e nei quali era accatastato il grano. In adiacenza al centenarium, secondo gli scavi archeologici, sorgeva un villaggio bizantino in prossimità del porto antico. In questa fase l’ambiente più antico è da collocare nell’angolo Nord orientale della fortificazione dove si rileva la presenza di saettiere che controllavano un “caricatore” per le imbarcazioni ricavato in una piccola insenatura.

La tipologia costruttiva di questa parte del monumento è costituita da murature ad “opus incertum” con abbondante uso di calce idraulica mista a rottami di tegole greche, mattoni romani e frammenti di tegole bizantine, del tipo pettinato, riscontrabili nei crolli di altri siti bizantini della costa orientale, come quello del Castello di Calatabiano (CT) o della Chiesa di Nunziatella di Mascali (CT) recentemente indagati dalla Soprintendenza di Catania con il ritrovamento di mosaici policromi.

Un’importante nuova fase nell’edificazione del Castello si ebbe, con buona probabilità, in epoca normanna quando fu realizzato dal lato Nord occidentale un grande corpo di fabbrica a due elevazioni con un grande ambiente al piano terra. Tramite la realizzazione di un solaio ligneo, al piano primo, fu ricavata una grande sala coperta da tetto a due spioventi.

In epoca normanna il castello perse la sua funzione di presidio sulla baia, forse per l’allontanarsi della linea di costa dalla sede dell’antico porto. A quel tempo, sul lato meridionale della fortezza, al posto del bastione, furono realizzati alcuni caseggiati ad uso agricolo. Questi edifici indicano come il Castello, con buona probabilità, fosse divenuto centro nevralgico (Pars Dominica) di un ampio feudo basato su una forma di economia curtense. Tra i caseggiati sicuramente sorgeva una chiesetta dedicata al culto di San Pantaleone.

Il Castello presentava il lungo lato settentrionale verso il mare e questo tratto di fortificazione era dotato di un doppio muro verso lo strapiombo costiero. Si trattava di un artificio, in uso già presso i bizantini, che consentiva il tiro da un doppio ordine di mura ovvero quelle esterne, sul mare o sui corsi d’acqua, e quelle dal mastio interno.

Alla fine del XIV e gli inizi del XVI secolo, si fa risalire la costruzione della torre del castello. Qui la vecchia fortezza bizantina presentava un punto debole, rappresentato da un bastione (con solo due saettiere) che guardavano sulla piccola insenatura dove si trovava il “caricatore” per le barche.

La grande torre, alta quindici metri, presenta una pianta quadrata di 6,50 metri per lato. All’esterno è coronata di mensole (beccatelli) in pietra lavica che originariamente sorreggevano un aggetto, (forse merlato), con funzione di camminamento. Gli angoli della torre sono serrati da robusti cantonali in pietra lavica. All’interno la torre presenta volte a crociera cuspidate con generatrice ad arco acuto.

Nel documento cinquecentesco redatto dall’architetto Tiburzio Spannocchi nel 1577 è riportata la più antica immagine del Castello. La torre trecentesca svetta su tutto, si distingue, ai piedi della torre, il vecchio bastione bizantino. Sulla sinistra della torre è riconoscibile la chiesa di San Pantaleone, sulla destra il mastio normanno e il camminamento esterno

Daniele Raneri

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